lunedì 24 gennaio 2011

Carnevale - Gavoi

Gavoi

A Gavoi, paese della Barbagia che si affaccia sul lago di Gusana, il carnevale è segnato da una serie di eventi caratteristici che coinvolgono turisti e cittadini, dal giovedì grasso all'alba del mercoledì successivo.



Il carnevale di Gavoi inizia il giovedì grasso, "jobia lardajola" (così chiamato perché in questa occasione si preparavano le fave con il lardo), con "sa sortilla 'e tumbarinos", il raduno di centinaia di tamburini.

Gli strumenti sono costruiti interamente a mano con pelli di capra e pecora; anticamente si adoperavano anche le pelli di cane o d'asino.




Per la realizzazione dei tamburi si riutilizzano i setacci per la farina o le forme in legno per il pecorino o i vecchi secchi di sughero usati per la mungitura e per cagliare il formaggio ("sos malùnes") o i grandi contenitori per conservare il grano ("sos majos").

Il carnevale gavoese ha origini antiche: deriva probabilmente dai riti in onore di Dionisio, il dio delle forze vitali e del ciclo della natura, che insegnò agli uomini l'arte di ottenere il vino.

info:
Comune di Gavoi , piazza Santa Croce
+39784 53120
www.comune.gavoi.nu.it

Associazione Turistica Pro Loco
via Roma 190, Gavoi
0784 53400 - 340 8495083

Associazione Culturale Tumbarinos
via Roma 68, Gavoi
tel. 0784 53221 - 348 5113473
www.tumbarinos.it

Carnevale mamoiadino



Il carnevale di Mamoiada è uno degli eventi più celebri del folclore sardo.
Le maschere tradizionali di questo carnevale sono i "mamuthones" e gli "issohadores", che fanno la loro apparizione in occasione della festa di Sant'Antonio, tra il 16 e il 17 gennaio, poi la domenica di carnevale e il martedì grasso.


Le origini del carnevale di Mamoiada, conosciuto anche come "la danza dei mamuthones", sono oscure; molte sono le ipotesi che sono state avanzate, nessuna effettivamente dimostrabile. Secondo alcuni, il rito risalirebbe all'età nuragica, nato come gesto di venerazione degli animali, per proteggersi dagli spiriti del male o per propiziare il raccolto.

I "mamuthones" e gli "issohadores" sono le tipiche maschere del carnevale di Mamoiada in Sardegna.
Sono due figure diverse per abbigliamento e movenze, ma nella rappresentazione svolgono lo stesso ruolo. L'intera comunità è coinvolta nella preparazione delle maschere, data l'importanza dell'evento e del risultato.

Il "mamuthone":
il volto è coperto dalla maschera lignea nera ("sa visera"), fissata con cinghiette di cuoio, il capo è avvolto in un fazzoletto femminile, mentre il corpo è rivestito di pelle di pecora nera o bianca ("sa mastruca").
Sulle spalle il mamuthone porta una gran quantità di campanacci sistemati in modo particolare ("sa garriga").

Vari sono i legni impiegati oggi (anticamente si usava il pero selvatico) per intagliare le maschere che poi vengono annerite: fico, ontano, olmo, castagno, noce.

Lo "Issohadore":
è una maschera complementare a quella del "mamuthone".
Il suo abbigliamento ("veste'e turcu" - vestito da turco - per gli anziani di Mamoiada) attualmente prevede: la "berritta" sarda nera legata al mento con un fazzoletto variamente colorato, i larghi pantaloni e la camicia di tela bianchi, le sopraccalze di lana nera e il corpetto rosso del costume tradizionale maschile; a tracolla porta una cinghia in pelle e stoffa corredata di piccoli sonagli; legato alla vita, con un lembo sciolto lungo la gamba sinistra, uno scialle, o ampio fazzoletto con bellissimi ricami colorati.

Ultimamente è stato ripristinato l'uso della "visera crara", una maschera chiara dai lineamenti fini, da alcuni indicata come "maschera de Santu" (o "de Santa) e da altri come "maschera limpia" (pulita o semplicemente bella).

Il carnevale mamoiadino
A Mamoiada si usa dire che "senza mamuthones e issohadores non c'è carnevale": la loro esibizione è l'evento più importante, il simbolo del Carnevale, e al tempo stesso allegria e auspicio di tempi propizi.

Questa "processione danzata" (come la definì l'etnologo R. Marchi negli anni '40) non ricorda certo un'esibizione carnascialesca: la compostezza e il silenzio dei partecipanti, il loro incedere ordinato e solenne, il passo cadenzato e ritmato dal suono dei campacci scossi sulle spalle, tutto l'insieme rimanda piuttosto all'atmosfera del rito religioso.

La sfilata, dal pomeriggio fino a tarda sera, richede una notevole quantità di energia, dato il peso delle "garrigas" sulle spalle. Vuoi per il fatto che le cinghie dei campanacci comprimono il torace, vuoi perché il digiuno (come negli antichi misteri) fa parte del rito di preparazione, i mamuthones e gli issohadores mangiano e bevono poco prima del corteo.

Composizione della sfilata
Il gruppo della sfilata, composto tradizionalmente da 12/14 mamuthones e 8/10 issohadores, avanza in modo assolutamente preordinato:

i mamuthones, rigorosamente disposti su due file parallele, incedono lentamente, cadenzando il passo con forti colpi di campanacci, mentre gli issohadores, disposti come per proteggere il gruppo in avanguardia, retroguardia e all'esterno delle file, si muovono rapidissimi in ogni direzione, lanciando la fune ("soha") verso il pubblico per catturare nuove prede.



Le due figure, caratterizzate sia dal diverso abbigliamento che dal modo di muoversi, si esibiscono contemporaneamente.

Questa sorta di corteo procede lento, imponente, inarrestabile, ed esercita sui presenti una grande suggestione, quasi un fascino ipnotico.

I movimenti
Il passo dei mamuthones è ovviamente diverso da quello degli issohadores, ma non discordante.
Il passo lento e cadenzato dei primi è in qualche modo un movimento obbligato, dovuto al peso delle attrezzature e alla necessità di far risuonare tutti i campanacci.

Ogni lento passo del mamuthone, cadenzato dal suono dei campanacci sulla schiena, scossi con una sorta di saltello e di rotazione delle spalle (una volta a destra e una volta a sinistra), viene eseguito in perfertta sincronia col resto del gruppo, in modo tale da produrre un unico imponente frastuono all'unisono.

La ripetizione della cadenza viene interrotta dopo un certo numero di passi da una serie di tre piccoli salti e relativi clangori delle "garrigas".

Gli issohadores, al contrario, si muovono con passi agili, leggeri e veloci, pur mantenendo la posizione nel corteo, e lanciano di tanto in tanto "sa soha" (il laccio) all'esterno del gruppo per catturare il prescelto tra la folla, che viene delicatamente tratto verso il corteo.

La bravura dell'issohadore sta proprio nel riuscire a catturare le "prede" con questa originale fune di giunco intrecciato. "Sa soha", infatti, essendo molto più leggera, è molto più difficilmente governabile delle tradizionali funi di pelle o canapo e rende molto più impegnativi il lancio e il centro dell'obiettivo; perciò solitamente viene bagnata prima della sfilata.
Durante questi movimenti gli issohadores possono scambiare qualche parola con la gente che li circonda, mentre i mamuthones restano muti per tutto il percorso della processione.


info:
Comune di Mamoiada , corso Vittorio Emanuele III 50, Mamoiada
+39784 56023 - fax 0784 56700
www.museodellemaschere.it

Associazione turistica Pro loco Mamoiada
Mamuthones, Issohadores e gruppo di ballo
via Sardegna 13, Mamoiada
+39784 569032 - 334 5940764
0784 569032
mamuthonesmamoiada@tiscali.it
www.mamuthonesmamoiada.it

Carnevale tradizionale - Fonni

Fonni

Il carnevale di Fonni è caratterizzato dalle antiche maschere de "s'urthu" e "sos buttudos" che rappresentano la lotta quotidiana dell'uomo contro gli elementi della natura.


"S'urthu" (l'animale) è vestito di pelli di montone o di caprone di colore bianco o nero, ha un" grosso campanaccio legato al collo, la faccia annerita dal sughero carbonizzato ("s'inthiveddu"), ed è tenuto al guinzaglio con una rumorosa catena di ferro.


"sos buttudos" (gli uomini/domatori) indossano un cappotto di orbace, sopra abiti di velluto, scarponi e gambali di cuoio, sulle spalle i campanacci ("sonaggias").


"S'urthu", l'orso, non smette di lottare per liberarsi dalle catene, e continua ad aggredire gli uomini e le cose che incontra sul suo cammino, ad arrampicarsi ovunque capiti, siano alberi o balconi, ad avventantarsi sulle persone, soprattutto sulle ragazze, che subiscono le sue esuberanze, mentre "sos buttudos" tentano di domarlo.

info:
Comune di Fonni , via San Pietro 4, Fonni
+390784 591300
www.comune-fonni.it
Associazione Sos Urthos
c/o Ex Scuola Logotza, Fonni
347 9623478

Il carnevale nuorese



Il carnevale a Nuoro prevede ogni anno una serie di eventi che si svolgono nelle vie del centro e che coinvolgono la popolazione ed i turisti.

Come in molti paesi della Barbagia, anche a Nuoro la festa si apre il 16 gennaio con i falò in onore di Sant'Antonio Abate: sarà premiato il fuoco più bello per magnificenza e per coinvolgimento della comunità.

Oltre al carnevale dei bambini, che ha luogo il 2 febbraio, e ai tradizionali balli in piazza, vengono organizzate altre attività (cacce al tesoro, eventi di spettacolo, concorsi ecc.) che possono variare di edizione in edizione.

La manifestazione prevede poi una sfilata per le vie del centro, a cui partecipano le maschere tradizionali della Barbagia, fra le quali i Mamuthones e gli Issohadores di Mamoiada, i Thurpos di Orotelli, i Bundos di Orani, i Tumbarinos di Gavoi.

info:
Comune di Nuoro , via Dante 44, Nuoro
0784 216700
www.comune.nuoro.it

Carrasciali Timpiesu

 

Il carnevale di Tempio Pausania comincia il giovedì grasso con l'entrata trionfale in città del fantoccio di Re Giorgio. La domenica si celebra il matrimonio tra Re Giorgio e la popolana Mannena, di solito abbigliata in modo audace; come vuole la tradizione. Mannena darà al re un figlio che sarà Re Giorgio per il successivo carnevale.


La sfilata dei carri allegorici del carnevale tempiese ha luogo per la prima volta nel 1956.

Il personaggio principale è "Giorgio", un tempo chiamato Jolgliu Puntogliu, oggi invece "Sua Maestà Re Giorgio", che rappresenta il potere in tutte le sue forme.

Per sei giorni Re Giorgio è osannato, onorato e adulato, ma il martedì grasso, colpevole di rappresentare tutti i mali della città, viene processato e bruciato sulla pubblica piazza. Si ripete così l'antico rito del fuoco che preannuncia la fine dell'inverno e l'arrivo della primavera.



 



Col tradizionale rogo di Re Giorgio si chiude il carnevale; la folla attende il verdetto per poi lanciarsi in applausi liberatori: ardendo sul rogo, il fantoccio porterà con sé tutti i guai che nel corso dell'anno si sono abbattuti sulla città.

Oggi il fantoccio di Sua Maestà Re Giorgio può rappresentare il padrone, il sindaco, l'assessore o il Presidente del Consiglio o della Repubblica. Re Giorgio è la causa di tutti i mali della città, ma partecipare alle sue vicende consente di ironizzare in modo liberatorio sulla vita stessa e i suoi problemi.

info:
Comune Tempio Pausania , piazza Gallura 1
079 679999
www.comune.tempiopausania.ss.it

Associazione Carnevale Tempiese
via Val Tidone 1, Tempio Pausania
www.carnevaletempiese.it

Associazione Turistica Pro loco
piazza Gallura 1, Tempio Pausania
079 631273

Il Carnevale di Olzai



Dalla domenica di carnevale fino al mercoledì delle Ceneri e la domenica della pentolaccia, le strade del paese vengono animate dalle tre maschere caratteristiche del carnevale olzaese: Sos Intintos, Sos Murronarzos e Sos Maimones.

Il carnevale di Olzai ha la particolarità di proseguire oltre la tradizionale data di chiusura delle manifestazioni carnascialesche: i festeggiamenti si protraggono, infatti, fino alla domenica successiva.






Come la maggior parte dei carnevali sardi, anche il carnevale di Olzai affonda le sue origini nelle più antiche tradizioni agro-pastorali.

Le sue maschere e i suoi rituali tramandano fino ai nostri giorni l'atavica lotta dell'uomo con la natura per la produttività dei campi e per la sopravvivenza degli animali e delle proprie famiglie.

 

I riti del carnevale ripropongono le paure del remoto passato e le ansie di allontanare il male, in particolare la carestia.


info:
Comune di Olzai, corso Vittorio Emanuele 15, Olzai
0784 55001
www.comune.olzai.nu.it

Pro Loco "Bisine"
via Sant'Antonio, Olzai
346 3146374

Gruppo Maschere "Maimones, Murronarzos e Intintos"
P. Neppi 1, Olzai
tel. 0784 55065

Carnevale oniferese



Le celebrazioni del Carnevale ad Oniferi, come in altri paesi della Barbagia, hanno inizio il 16 gennaio, in occasione della festa di Sant'Antonio. Nei rioni del paese vengono accesi falò in onore del Santo mentre in piazza hanno inizio i tradizionali balli.

Sos Maimones
Protagonisti del carnevale oniferese sono "sos Maimones" maschere tipiche che, a differenza di altri personaggi dei carnevali barbaricini, non coprono il viso con travestimenti lignei, ma lo rendono irriconoscibile annerendolo con la fuliggine ricavata dal sughero bruciato. Durante il XX secolo la maschera ha assunto un carattere goliardico, pertanto si incontrano anche Maimones con il volto solo parzialmente dipinto.

Momento particolarmente suggestivo è la vestizione di "sos Maimones" che si svolge all'interno dell'antica capanna utilizzata dai pastori, detta "su pinnetu", costruita in pietra con un caratteristico tetto di frasca.

La figura maschile indossa l'abito tipico del pastore sardo in velluto nero, marrone o comunque scuro con camicia bianca senza colletto, "cambales", scarponi in pelle e "su bonette", ovvero un cappello in velluto, preferibilmente di piccole dimensioni, tradizionalmente portato pendente a lato della fronte.
Completano l'abbigliamento altri capi, sempre tipici della cultura agro–pastorale, quali: "su saccu'e fresi" o "furesi" (mantella con cappuccio tessuta in orbace, stoffa, quest'ultima, ottenuta dalla tessitura fine della lana degli ovini), "su gabbanu" (pesante pastrano anch'esso in orbace) o, in alternativa, "sas peddas" (pelli di montone o agnello lavorate con o senza pelo).

La figura femminile, necessariamente impersonata da soggetti maschili, integra l'abbigliamento con scialli o "su freseddu" (piccola mantella in orbace priva di cappuccio) ed ancora con gonne e "su muccadore nigheddu" (fazzoletto nero) che viene legato sul tipico berretto.
Dopo la benedizione del fuoco e l'accensione dei falò, le maschere fanno il giro del paese portando in groppa ad un asino un fantoccio antropomorfo, a rappresentare l'uomo che fatica nei campi, il cui viso è costituito da una foglia di fico d'india fissata su una damigiana o in "sa lama'e su latte" (contenitore metallico sagomato per il trasporto del latte sulla groppa degli asini), entrambi ricoperti da un mantello d'orbace ("su saccu").
Spesso anche l'asino viene mascherato con corna di diverse dimensioni.

La maschera di su Maimone gira di casa in casa accettando la genuina ospitalità sarda e caricando "sas bertulas", bisacce tessute in orbace, di ricchi dolci carnascialeschi quali: "cathas" (frittelle), "rujolos" (dolcetti a base di ricotta soffritta, simili a piccole polpette) e ogni altra leccornia che, insieme al vino versato nella damigiana raffigurante il fantoccio Maimone, possa servire a far festa.
Tradizionalmente vengono visitate anche le abitazioni in cui vivono persone in difficoltà per rallegrarne l'atmosfera.

Successivamente, in piazza, tra un ballo e l'altro al suono dell'organetto a bocca, o a mantice, accompagnato dal canto a tenores, il cibo viene consumato da tutta la comunità.


Il Carnevale oniferese è caratterizzato dalla messa in scena, per le vie del paese, di una serie di situazioni della vita reale: le difficoltà, la sofferenza e la morte sono interpretate da "sos Maimones", che le ridicolizzano al fine di scongiurarle.


Tra le situazioni rappresentate si ricorda "sa parthi burra" (divisione della coperta matrimoniale attraverso la rappresentazione di una sorta di separazione coniugale in cui, inscenando uno scandalo per strada, si divide, per l'appunto, il misero avere in orbace); "s'ammuttu" (tradizionale canto per il morto eseguito dalle prefiche e per l'occasione reso burlesco dalle maschere che piangono il compagno morto a causa di una forte bevuta, e successivamente risorto grazie ad un ulteriore bicchiere di vino), e "sa ilonzana" (donna che fila la lana).

Ancora con l'estrazione di "sos bullettes de sa fortuna" (biglietti contenuti in una giara di sughero o legno) si dà vita ad una lotteria che, con intento burlesco, a seconda della vena poetica del momento, augura ogni tipo di futuro.


info:
Comune di Oniferi
piazza del Popolo, 2
tel. 0784 70051 70284

Orani: il carnevale dei Bundos



Il Carnevale inizia il 16 gennaio, vigilia della festa di Sant'Antonio, con l'accensione dei fuochi nei vari rioni.

Protagonista è su Bundu (sos Bundos), maschera che indossa gli abiti tipici del contadino: un cappotto largo e lungo, la camicia, i pantaloni di velluto e i gambali di cuoio.
La maschera che gli copre il volto è di sughero colorato di rosso, ha lunghe corna, un grosso naso, pizzo e baffi, e raffigura un essere metà uomo e metà animale.





I Bundos, durante il corteo, mimano il rito della semina impugnando "su trivuthu", un forcone di legno e accompagnandosi con gesti rituali e un gran vocio.

Il carnevale dei Bundos, pur riallacciandosi alle antiche credenze contadine, ha probabilmente origini successive rispetto agli altri più noti carnevali barbaricini.








Su Bundu è una creatura metà umana e metà bovina; il colore rosso della maschera che gli copriva il volto in origine veniva ottenuto proprio con il sangue di bue, mentre il loro forcone, "su trivuthu", simboleggiava le origini contadine.

La festa inizia il 17 gennaio, giorno consacrato a Sant'Antonio Abate, quando i Bundos visitano i tradizionali fuochi e alle maschere viene offerto "su pistiddu", il dolce tipico di questa festività e benedetto durante la processione.
Il dolce è offerto anche a tutti i presenti e portato nelle case dei malati e a tredici persone di nome di Antonio.

info:
Comune di Orani, piazza Italia 1, Orani
0784 74462
www.orani.it

Associazione Turistica Pro Loco - Orani
piazza Italia, Orani
340 6013894 - 348 9232556

Carnevale Sangavinese

 

Ogni anno nel periodo di carnevale la cittadina di San Gavino Monreale ospita una numerosa folla di persone, che accorrono per partecipare ad una delle feste più popolari del Medio Campidano: il carnevale sangavinese. Riscoperto dall'amministrazione comunale e dalla Pro loco circa quindici anni fa, da allora viene ripetuto ogni anno, registrando un successo sempre maggiore. A caratterizzare il carnevale sangavinese è il rito che vede come protagonista il fantoccio di cartapesta.

Nel passato il carnevale di San Gavino Monreale era organizzato da un'associazione chiamata "Su Babballotti", che prende il nome dal pupazzo di cartapesta simbolo locale del carnevale. "Su Babballotti" raffigura il dono che viene offerto in sacrificio e sul quale si scaricano tutte le colpe collettive e individuali commesse durante tutto l'anno, in particolare le trasgressioni compiute durante i giorni di carnevale. Oggi l'allestimento dei carri e l'organizzazione della manifestazione sono in mano a numerosi artisti locali. Grazie al loro lavoro d'eccellenza, che ha inizio sin dal mese di settembre, durante la sfilata si possono ammirare autentiche opere d'arte che possono competere coi carri di più famose e analoghe sfilate carnascialesche nazionali. Il carnevale di San Gavino Monreale vede come organizzatori e protagonisti noti gruppi storici, come Fibra Ottica, Anno Zero e Revolution che trasformano i carri in dei veri e propri palcoscenici mobili all'interno dei quali centinaia di giovani si scatenano in balli e canti al fine di accaparrarsi i giudizi positivi e i voti di una attenta giuria. La tradizione vuole che il trofeo del carnevale sia "su Torraponi", la coppa messa in palio ogni anno per il carro più bello. I gruppi che per tre anni, anche non consecutivi, vincono il primo premio possono tenere la coppa fino al carnevale successivo.

Carnevale de Sos Thurpos



Come gli altri carnevali sardi di ambiente agropastorale, il carnevale di Orotelli ripropone il capovolgimento del rapporto uomo-animale, e la lotta dell'uomo contro la natura, con un rituale di propiziazione della pioggia e della fertilità della terra.


Il carnevale viene però tradizionalmente letto come rappresentazione del rapporto proprietario terriero-bracciante. L'occasione consentiva eccezionalmente ai braccianti di Orotelli di mimare l'autorità dei "padroni", senza doverne subire le conseguenze. Le persone più ricche del paese venivano inoltre "catturate" e costrette ad offrire da bere.
Il capovolgimento dei ruoli dava una così una temporanea rivincita ai più deboli.

I riti del Carnevale orotellese
I protagonisti del Carnevale di Orotelli sono i Thurpos, che inscenano diverse situazioni legate alla tradizione contadina: Su Thurpu Voinarzu (il contadino) che deve governare i testardi Thurpos Boes (i buoi); i Thurpos seminatori che spargono crusca lungo il cammino; Su Thurpu Vrailarzu (il fabbro) che ferra Su Thurpu Boe, e Su Thurpu che accende il fuoco con un acciarino, una pietra focaia e un cornetto di bue pieno di midollo di ferula secca ("corru esca").
Durante la sfilata all'improvviso Sos Thurpos si avventano sul pubblico, rendendolo così partecipe del "gioco".
Mimando il comportamento dei buoi, catturano ("sa tenta") qualche conoscente privo di maschera e lo costringono ad offrire loro da bere.

Il
martedì di carnevale i ruoli si invertono, saranno i Thurpos ad offrire da bere agli spettatori.
La rappresentazione si conclude nella
piazza del paese, dove tutti prendono parte a su ballu de Sos Thurpos.
Sos Thurpos (ciechi, storpi) è una delle maschere più importanti della tradizione contadina; si presenta a viso scoperto, vestito con un abito di velluto, i gambali di cuoio ("sos cambales"), e un lungo pastrano ("su gabbanu") di nero orbace, quello che un tempo veniva utilizzato dal pastore durante la stagione invernale.



A tracolla porta una bandoliera di campanacci, il volto è coperto di fuliggine ed è nascosto da un grande cappuccio che scende fino al naso.
Sughero e campanacci vengono utilizzati per allontanare gli spiriti maligni.

 


info:
Associazione Turistica Pro Loco
piazza sant'Antonio, Orotelli
329 4487298 - 347 9240316

Comune di Orotelli
corso Vittorio Emanuele, 74
0784 79820