lunedì 24 gennaio 2011

Carnevale tradizionale - Fonni

Fonni

Il carnevale di Fonni è caratterizzato dalle antiche maschere de "s'urthu" e "sos buttudos" che rappresentano la lotta quotidiana dell'uomo contro gli elementi della natura.


"S'urthu" (l'animale) è vestito di pelli di montone o di caprone di colore bianco o nero, ha un" grosso campanaccio legato al collo, la faccia annerita dal sughero carbonizzato ("s'inthiveddu"), ed è tenuto al guinzaglio con una rumorosa catena di ferro.


"sos buttudos" (gli uomini/domatori) indossano un cappotto di orbace, sopra abiti di velluto, scarponi e gambali di cuoio, sulle spalle i campanacci ("sonaggias").


"S'urthu", l'orso, non smette di lottare per liberarsi dalle catene, e continua ad aggredire gli uomini e le cose che incontra sul suo cammino, ad arrampicarsi ovunque capiti, siano alberi o balconi, ad avventantarsi sulle persone, soprattutto sulle ragazze, che subiscono le sue esuberanze, mentre "sos buttudos" tentano di domarlo.

info:
Comune di Fonni , via San Pietro 4, Fonni
+390784 591300
www.comune-fonni.it
Associazione Sos Urthos
c/o Ex Scuola Logotza, Fonni
347 9623478

Il carnevale nuorese



Il carnevale a Nuoro prevede ogni anno una serie di eventi che si svolgono nelle vie del centro e che coinvolgono la popolazione ed i turisti.

Come in molti paesi della Barbagia, anche a Nuoro la festa si apre il 16 gennaio con i falò in onore di Sant'Antonio Abate: sarà premiato il fuoco più bello per magnificenza e per coinvolgimento della comunità.

Oltre al carnevale dei bambini, che ha luogo il 2 febbraio, e ai tradizionali balli in piazza, vengono organizzate altre attività (cacce al tesoro, eventi di spettacolo, concorsi ecc.) che possono variare di edizione in edizione.

La manifestazione prevede poi una sfilata per le vie del centro, a cui partecipano le maschere tradizionali della Barbagia, fra le quali i Mamuthones e gli Issohadores di Mamoiada, i Thurpos di Orotelli, i Bundos di Orani, i Tumbarinos di Gavoi.

info:
Comune di Nuoro , via Dante 44, Nuoro
0784 216700
www.comune.nuoro.it

Carrasciali Timpiesu

 

Il carnevale di Tempio Pausania comincia il giovedì grasso con l'entrata trionfale in città del fantoccio di Re Giorgio. La domenica si celebra il matrimonio tra Re Giorgio e la popolana Mannena, di solito abbigliata in modo audace; come vuole la tradizione. Mannena darà al re un figlio che sarà Re Giorgio per il successivo carnevale.


La sfilata dei carri allegorici del carnevale tempiese ha luogo per la prima volta nel 1956.

Il personaggio principale è "Giorgio", un tempo chiamato Jolgliu Puntogliu, oggi invece "Sua Maestà Re Giorgio", che rappresenta il potere in tutte le sue forme.

Per sei giorni Re Giorgio è osannato, onorato e adulato, ma il martedì grasso, colpevole di rappresentare tutti i mali della città, viene processato e bruciato sulla pubblica piazza. Si ripete così l'antico rito del fuoco che preannuncia la fine dell'inverno e l'arrivo della primavera.



 



Col tradizionale rogo di Re Giorgio si chiude il carnevale; la folla attende il verdetto per poi lanciarsi in applausi liberatori: ardendo sul rogo, il fantoccio porterà con sé tutti i guai che nel corso dell'anno si sono abbattuti sulla città.

Oggi il fantoccio di Sua Maestà Re Giorgio può rappresentare il padrone, il sindaco, l'assessore o il Presidente del Consiglio o della Repubblica. Re Giorgio è la causa di tutti i mali della città, ma partecipare alle sue vicende consente di ironizzare in modo liberatorio sulla vita stessa e i suoi problemi.

info:
Comune Tempio Pausania , piazza Gallura 1
079 679999
www.comune.tempiopausania.ss.it

Associazione Carnevale Tempiese
via Val Tidone 1, Tempio Pausania
www.carnevaletempiese.it

Associazione Turistica Pro loco
piazza Gallura 1, Tempio Pausania
079 631273

Il Carnevale di Olzai



Dalla domenica di carnevale fino al mercoledì delle Ceneri e la domenica della pentolaccia, le strade del paese vengono animate dalle tre maschere caratteristiche del carnevale olzaese: Sos Intintos, Sos Murronarzos e Sos Maimones.

Il carnevale di Olzai ha la particolarità di proseguire oltre la tradizionale data di chiusura delle manifestazioni carnascialesche: i festeggiamenti si protraggono, infatti, fino alla domenica successiva.






Come la maggior parte dei carnevali sardi, anche il carnevale di Olzai affonda le sue origini nelle più antiche tradizioni agro-pastorali.

Le sue maschere e i suoi rituali tramandano fino ai nostri giorni l'atavica lotta dell'uomo con la natura per la produttività dei campi e per la sopravvivenza degli animali e delle proprie famiglie.

 

I riti del carnevale ripropongono le paure del remoto passato e le ansie di allontanare il male, in particolare la carestia.


info:
Comune di Olzai, corso Vittorio Emanuele 15, Olzai
0784 55001
www.comune.olzai.nu.it

Pro Loco "Bisine"
via Sant'Antonio, Olzai
346 3146374

Gruppo Maschere "Maimones, Murronarzos e Intintos"
P. Neppi 1, Olzai
tel. 0784 55065

Carnevale oniferese



Le celebrazioni del Carnevale ad Oniferi, come in altri paesi della Barbagia, hanno inizio il 16 gennaio, in occasione della festa di Sant'Antonio. Nei rioni del paese vengono accesi falò in onore del Santo mentre in piazza hanno inizio i tradizionali balli.

Sos Maimones
Protagonisti del carnevale oniferese sono "sos Maimones" maschere tipiche che, a differenza di altri personaggi dei carnevali barbaricini, non coprono il viso con travestimenti lignei, ma lo rendono irriconoscibile annerendolo con la fuliggine ricavata dal sughero bruciato. Durante il XX secolo la maschera ha assunto un carattere goliardico, pertanto si incontrano anche Maimones con il volto solo parzialmente dipinto.

Momento particolarmente suggestivo è la vestizione di "sos Maimones" che si svolge all'interno dell'antica capanna utilizzata dai pastori, detta "su pinnetu", costruita in pietra con un caratteristico tetto di frasca.

La figura maschile indossa l'abito tipico del pastore sardo in velluto nero, marrone o comunque scuro con camicia bianca senza colletto, "cambales", scarponi in pelle e "su bonette", ovvero un cappello in velluto, preferibilmente di piccole dimensioni, tradizionalmente portato pendente a lato della fronte.
Completano l'abbigliamento altri capi, sempre tipici della cultura agro–pastorale, quali: "su saccu'e fresi" o "furesi" (mantella con cappuccio tessuta in orbace, stoffa, quest'ultima, ottenuta dalla tessitura fine della lana degli ovini), "su gabbanu" (pesante pastrano anch'esso in orbace) o, in alternativa, "sas peddas" (pelli di montone o agnello lavorate con o senza pelo).

La figura femminile, necessariamente impersonata da soggetti maschili, integra l'abbigliamento con scialli o "su freseddu" (piccola mantella in orbace priva di cappuccio) ed ancora con gonne e "su muccadore nigheddu" (fazzoletto nero) che viene legato sul tipico berretto.
Dopo la benedizione del fuoco e l'accensione dei falò, le maschere fanno il giro del paese portando in groppa ad un asino un fantoccio antropomorfo, a rappresentare l'uomo che fatica nei campi, il cui viso è costituito da una foglia di fico d'india fissata su una damigiana o in "sa lama'e su latte" (contenitore metallico sagomato per il trasporto del latte sulla groppa degli asini), entrambi ricoperti da un mantello d'orbace ("su saccu").
Spesso anche l'asino viene mascherato con corna di diverse dimensioni.

La maschera di su Maimone gira di casa in casa accettando la genuina ospitalità sarda e caricando "sas bertulas", bisacce tessute in orbace, di ricchi dolci carnascialeschi quali: "cathas" (frittelle), "rujolos" (dolcetti a base di ricotta soffritta, simili a piccole polpette) e ogni altra leccornia che, insieme al vino versato nella damigiana raffigurante il fantoccio Maimone, possa servire a far festa.
Tradizionalmente vengono visitate anche le abitazioni in cui vivono persone in difficoltà per rallegrarne l'atmosfera.

Successivamente, in piazza, tra un ballo e l'altro al suono dell'organetto a bocca, o a mantice, accompagnato dal canto a tenores, il cibo viene consumato da tutta la comunità.


Il Carnevale oniferese è caratterizzato dalla messa in scena, per le vie del paese, di una serie di situazioni della vita reale: le difficoltà, la sofferenza e la morte sono interpretate da "sos Maimones", che le ridicolizzano al fine di scongiurarle.


Tra le situazioni rappresentate si ricorda "sa parthi burra" (divisione della coperta matrimoniale attraverso la rappresentazione di una sorta di separazione coniugale in cui, inscenando uno scandalo per strada, si divide, per l'appunto, il misero avere in orbace); "s'ammuttu" (tradizionale canto per il morto eseguito dalle prefiche e per l'occasione reso burlesco dalle maschere che piangono il compagno morto a causa di una forte bevuta, e successivamente risorto grazie ad un ulteriore bicchiere di vino), e "sa ilonzana" (donna che fila la lana).

Ancora con l'estrazione di "sos bullettes de sa fortuna" (biglietti contenuti in una giara di sughero o legno) si dà vita ad una lotteria che, con intento burlesco, a seconda della vena poetica del momento, augura ogni tipo di futuro.


info:
Comune di Oniferi
piazza del Popolo, 2
tel. 0784 70051 70284

Orani: il carnevale dei Bundos



Il Carnevale inizia il 16 gennaio, vigilia della festa di Sant'Antonio, con l'accensione dei fuochi nei vari rioni.

Protagonista è su Bundu (sos Bundos), maschera che indossa gli abiti tipici del contadino: un cappotto largo e lungo, la camicia, i pantaloni di velluto e i gambali di cuoio.
La maschera che gli copre il volto è di sughero colorato di rosso, ha lunghe corna, un grosso naso, pizzo e baffi, e raffigura un essere metà uomo e metà animale.





I Bundos, durante il corteo, mimano il rito della semina impugnando "su trivuthu", un forcone di legno e accompagnandosi con gesti rituali e un gran vocio.

Il carnevale dei Bundos, pur riallacciandosi alle antiche credenze contadine, ha probabilmente origini successive rispetto agli altri più noti carnevali barbaricini.








Su Bundu è una creatura metà umana e metà bovina; il colore rosso della maschera che gli copriva il volto in origine veniva ottenuto proprio con il sangue di bue, mentre il loro forcone, "su trivuthu", simboleggiava le origini contadine.

La festa inizia il 17 gennaio, giorno consacrato a Sant'Antonio Abate, quando i Bundos visitano i tradizionali fuochi e alle maschere viene offerto "su pistiddu", il dolce tipico di questa festività e benedetto durante la processione.
Il dolce è offerto anche a tutti i presenti e portato nelle case dei malati e a tredici persone di nome di Antonio.

info:
Comune di Orani, piazza Italia 1, Orani
0784 74462
www.orani.it

Associazione Turistica Pro Loco - Orani
piazza Italia, Orani
340 6013894 - 348 9232556

Carnevale Sangavinese

 

Ogni anno nel periodo di carnevale la cittadina di San Gavino Monreale ospita una numerosa folla di persone, che accorrono per partecipare ad una delle feste più popolari del Medio Campidano: il carnevale sangavinese. Riscoperto dall'amministrazione comunale e dalla Pro loco circa quindici anni fa, da allora viene ripetuto ogni anno, registrando un successo sempre maggiore. A caratterizzare il carnevale sangavinese è il rito che vede come protagonista il fantoccio di cartapesta.

Nel passato il carnevale di San Gavino Monreale era organizzato da un'associazione chiamata "Su Babballotti", che prende il nome dal pupazzo di cartapesta simbolo locale del carnevale. "Su Babballotti" raffigura il dono che viene offerto in sacrificio e sul quale si scaricano tutte le colpe collettive e individuali commesse durante tutto l'anno, in particolare le trasgressioni compiute durante i giorni di carnevale. Oggi l'allestimento dei carri e l'organizzazione della manifestazione sono in mano a numerosi artisti locali. Grazie al loro lavoro d'eccellenza, che ha inizio sin dal mese di settembre, durante la sfilata si possono ammirare autentiche opere d'arte che possono competere coi carri di più famose e analoghe sfilate carnascialesche nazionali. Il carnevale di San Gavino Monreale vede come organizzatori e protagonisti noti gruppi storici, come Fibra Ottica, Anno Zero e Revolution che trasformano i carri in dei veri e propri palcoscenici mobili all'interno dei quali centinaia di giovani si scatenano in balli e canti al fine di accaparrarsi i giudizi positivi e i voti di una attenta giuria. La tradizione vuole che il trofeo del carnevale sia "su Torraponi", la coppa messa in palio ogni anno per il carro più bello. I gruppi che per tre anni, anche non consecutivi, vincono il primo premio possono tenere la coppa fino al carnevale successivo.

Carnevale de Sos Thurpos



Come gli altri carnevali sardi di ambiente agropastorale, il carnevale di Orotelli ripropone il capovolgimento del rapporto uomo-animale, e la lotta dell'uomo contro la natura, con un rituale di propiziazione della pioggia e della fertilità della terra.


Il carnevale viene però tradizionalmente letto come rappresentazione del rapporto proprietario terriero-bracciante. L'occasione consentiva eccezionalmente ai braccianti di Orotelli di mimare l'autorità dei "padroni", senza doverne subire le conseguenze. Le persone più ricche del paese venivano inoltre "catturate" e costrette ad offrire da bere.
Il capovolgimento dei ruoli dava una così una temporanea rivincita ai più deboli.

I riti del Carnevale orotellese
I protagonisti del Carnevale di Orotelli sono i Thurpos, che inscenano diverse situazioni legate alla tradizione contadina: Su Thurpu Voinarzu (il contadino) che deve governare i testardi Thurpos Boes (i buoi); i Thurpos seminatori che spargono crusca lungo il cammino; Su Thurpu Vrailarzu (il fabbro) che ferra Su Thurpu Boe, e Su Thurpu che accende il fuoco con un acciarino, una pietra focaia e un cornetto di bue pieno di midollo di ferula secca ("corru esca").
Durante la sfilata all'improvviso Sos Thurpos si avventano sul pubblico, rendendolo così partecipe del "gioco".
Mimando il comportamento dei buoi, catturano ("sa tenta") qualche conoscente privo di maschera e lo costringono ad offrire loro da bere.

Il
martedì di carnevale i ruoli si invertono, saranno i Thurpos ad offrire da bere agli spettatori.
La rappresentazione si conclude nella
piazza del paese, dove tutti prendono parte a su ballu de Sos Thurpos.
Sos Thurpos (ciechi, storpi) è una delle maschere più importanti della tradizione contadina; si presenta a viso scoperto, vestito con un abito di velluto, i gambali di cuoio ("sos cambales"), e un lungo pastrano ("su gabbanu") di nero orbace, quello che un tempo veniva utilizzato dal pastore durante la stagione invernale.



A tracolla porta una bandoliera di campanacci, il volto è coperto di fuliggine ed è nascosto da un grande cappuccio che scende fino al naso.
Sughero e campanacci vengono utilizzati per allontanare gli spiriti maligni.

 


info:
Associazione Turistica Pro Loco
piazza sant'Antonio, Orotelli
329 4487298 - 347 9240316

Comune di Orotelli
corso Vittorio Emanuele, 74
0784 79820

Carrasegare de Otzana

 

Il carnevale di Ottana rimanda ad un mondo sardo arcaico e ai suoi valori agropastorali, perpetuando una tradizione mai interrotta e radicatasi nei suoi caratteri originari per il lungo isolamento in cui è vissuto il paese.

È una delle ricorrenze più attese dalla popolazione, che partecipa attivamente dimostrando un profondo senso di appartenenza alla propria cultura.
Le maschere descrivono, con interpretazioni spontanee in una sorta di canovaccio, personaggi, ruoli e situazioni della vita del contadino, quali l'aratura, la semina, il raccolto, e del pastore, come la cura, la domatura, la malattia, la morte degli animali.

L'elemento caratterizzante è rappresentato dalle maschere dei Merdùles e dei Boes, ma anche di altri animali, quali Porcos, Molentes, Crappolos.

Sos Merdùles
"Sos Merdùles", ossia gli uomini, i contadini, sono vestiti con mastruche (pelli bianche o nere) o con vecchi abiti della tradizione locale, hanno il viso coperto da maschere lignee, dai tratti spesso deformati, forse per raffigurare la fatica del lavoro e della vita nei campi.

Procedono lentamente, ricurvi, portando sulle spalle "sa taschedda", una sorta di zaino in pelle atto a contenere pane e companatico. Tengono con una mano le redini ("sas soccas") cui sono legati i Boes, uno o più di uno, e con l'altra mano si appoggiano ad una sorta di bastone che usano anche per tenere a bada i Boes.


Parlano, si lamentano della loro sorte ed esortano spesso gli astanti a tenersi lontani dal pericolo: "appartadeboche po su voe" (allontanatevi perché stanno passando i buoi e può essere pericoloso).
Talvolta il Merdùle è un uomo travestito da donna e rappresenta la difficoltà di una vedova nell'affrontare il lavoro dei campi, talaltra si può presentare con "sas soccas armugoddu" (le redini a tracolla), pronto a prendere al laccio, "issoccare", i Boes che gli passano vicino. Procedono con passo claudicante, stanco e sgraziato.

Sos Boes
"Sos Boes" indossano pelli di pecora o vecchi abiti  della tradizione locale e portano in spalla, a mo' di bandoliera, una cintola, generalmente di cuoio, dalla quale pendono dei campanacci, "sonazas", di lamiera e di bronzo.

Sono tenuti dalle redini del Merdùle, il viso coperto da "sas caratzas": maschere di legno intagliato con sembianze bovine, corna più o meno lunghe dove non è raro vedere infilate "sas gatzas" (una sorta di frittelle di semola impastata con l'acqua, fatta lievitare e fritta nell'olio bollente), due foglie che decorano gli zigomi e una stella sulla fronte (la stella rappresenta, in realtà, il marchio distintivo di un vecchio artigiano locale ormai scomparso).
Procedono saltando a ritmo cadenzato dal suono dei campanacci, ogni tanto si fermano per inscenare una ribellione, buttandosi per terra o agitandosi e creando scompiglio tra la gente.
Sos Porcos e Sos Molentes
"Sos Porcos" e "sos Molentes", maschere di maiale e di asino, sono presenti nel carnevale, ma in minor numero.





Il maiale, vestito di pelli o altro, il viso coperto da una maschera lignea, porta un solo campanaccio, come nella realtà della vita dei campi; chi lo conduce porta sempre con sé "sa panastra", una sorta di stuoia di giunco sopra la quale si coricano i maialini per succhiare il latte dalla scrofa.
Su Cherbu e Su Crappolu
"Su Cherbu" (il cervo) e "su Crappolu" (il capriolo) sono anch'esse maschere presenti nel carnevale, ma più rare.

Altre maschere tipiche e significative sono rappresentate da:

Sa Filonzana

"Sa Filonzana", un uomo travestito da orrida vecchia: piegata dall'età, vestita di nero e con il volto nascosto da una maschera lignea, oppure colorato con la fuliggine che contrasta col bianco di una dentiera ricavata da una patata.



Ha fra le mani il fuso, la conocchia e la lana, fila e predice un futuro più o meno prospero o infausto, a seconda della qualità del vino che le viene offerto. Oggi ha anche le forbici, alludendo alla Parca romana che recideva il filo della vita.

Sas Mascaras Serias
"Sas Mascaras Serias" (uomini e donne di tutte le età e condizioni) procedono saltellanti e con movenze di danza, vestite in modo eccentrico, con abiti vecchi, lenzuola, copriletti e persino tappeti da tavolo; rappresentano lo spirito goliardico che capovolge il senso dell'esistenza; oggi indossano costumi preparati per l'occasione.

Il carnevale, che con le sue maschere per tre giorni impazza per le vie del paese, dalla domenica di quinquagesima fino al martedì che precede il mercoledì delle Ceneri, inizia in realtà la sera del 16 gennaio, festa di Sant'Antonio Abate, quando, dopo la funzione religiosa che termina con la benedizione del falò ("su Ogulone") in piazza, le maschere fanno la loro prima uscita e si radunano intorno al fuoco.

È in questa occasione che il sacerdote consegna "s'Affuente", un piatto di rame lavorato a sbalzo con motivi decorativi e una scritta in caratteri alemanni (si presume di origine celtica), utilizzato anche durante i riti della Settimana Santa (per la lavanda dei piedi e per riporre i chiodi che vengono tolti al Cristo il Venerdì Santo durante la cerimonia de "s'Iscravamentu", deposizione dalla Croce).

Il piatto in questa occasione diventa uno strumento musicale che, percosso verticalmente con una grossa chiave, dà il ritmo al ballo tipico di Ottana, l'antico "Ballu de s'Affuente".
Altri strumenti musicali sono "s'òrriu", un cilindro di sughero con la parte superiore ricoperta da un pezzo di pelle di animale dal quale pende una correggia che, intrisa di pece e fatta scorrere all'interno con la mano, produce un suono roco e prolungato che spaventa le bestie e disarciona i cavalieri; "su pipiolu", uno zufolo realizzato con canna palustre.

info:
Comune di Ottana , via Libertà 66, Ottana
0784 75623 - 75830
www.comune.ottana.nu.it - www.carnevaleottana.it

Gruppo "Boes e Merdules - Associazione Culturale Folkloristica
via Emilio Lussu 16, Ottana
tel. 0784 75902 - 339 5277581
www.merdules.it

Associazione Culturale de Sos Merdules Bezzos
via Emilio Lussu 16, Ottana
tel. 0784 721026
www.merdulesbezzos.org

Il Carnevale di "Mehuris de Lessia"



Il carnevale a Ovodda si festeggia il Mercoledì delle Ceneri, "Mehuris de Lessia", e costituisce un momento di forte identificazione della comunità con le proprie tradizioni secolari.

Personaggio principale è Don Conte, fantoccio antropomorfo maschile, talvolta ermafrodito; indossa una larga tunica colorata da cui traspare una grossa pancia fatta di stracci che copre l'anima in ferro che lo sorregge. Il volto, che può cambiare di anno in anno, viene realizzato con scorze di sughero o cartapesta, baffi posticci ed altri elementi simili .
Presenta genitali accentuati che, assieme al pancione, gli conferiscono un aspetto ridicolo che alimenta la vena satirica. Viene portato in giro per il paese su un carretto trainato da un asino e addobbato con ortaggi, pelli d'animali e altri oggetti stravaganti.


Il corteo che accompagna "Don Conte" è formato da Sos Intintos, uomini dalla faccia imbrattata di fuliggine, generalmente vestiti con stracci, abiti vecchi, lenzuola o coperte, ma anche con lunghi pastrani di orbace nero o con gambali di cuoio e vestiti di velluto, abbigliamento tipico dei pastori barbaricini.

Alcuni fra questi, gliIntinghidores, hanno il compito di imbrattare con polvere di sughero bruciato, "zinziveddu", il viso di coloro che incontrano lungo il cammino; il gesto rappresenta il rituale d'ingresso alla festa, di cui si accetta il caos e l'anarchia.

Il suono di un campanacciol'avvio ai festeggiamenti: una grottesca processione alla quale si accodano tutte le persone che vogliono partecipare.
Non esistendo percorsi obbligati, il carretto viene fatto vagare per tutta la giornata per le vie del paese; non esistono neanche regole, perciò la gente può seguire il percorso, disperdersi in gruppi, perdersi e rincontrarsi; ma sopartutto non c'è separazione tra chi fa spettacolo e chi lo guarda.

Intanto in piazza è allestito un ricco banchetto e s'improvvisa, intorno al fuoco e al suono della fisarmonica, "su ballu tundu"; alcuni giovani vanno a questuare di casa in casa (di solito dolci, frutta e pietanze varie); le maschere, in groppa ad asini o tenendo al guinzaglio animali di ogni tipo, gironzolano per il paese, mentre urla, canti ritmati, strumenti occasionali e campanacci creano una forte confusione, tipica di questa manifestazione.

L'arrivo del tramonto segna la fine di Don Conte che viene prima giustiziato, poi bruciato e infine gettato in una scarpata alla periferia del paese. Da quel momento la comunità si riunisce intorno al ricco banchetto in un momento di forte aggregazione sociale.
I festeggiamenti hanno fine a mezzanotte e con il ritorno alla vita normale si ristabilisce l'ordine.

info:
Associazione Turistica Pro Loco
via Sassari 1, Ovodda
0784 549170